A proposito di coglioni!!!!

9 Aprile 2006 2 commenti


A proposito di Coglioni!!!

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"9 Aprile,salviamo la democrazia"

8 Marzo 2006 2 commenti


Siamo di fronte a un appuntamento drammatico. Dal 2001 a oggi l?Italia è precipitata spaventosamente in basso quanto a rispetto delle leggi e della Costituzione, quanto a situazione economica e quanto a prestigio internazionale. Se dovessimo avere altri cinque anni di governo del Polo, rappresentati di fronte al mondo dai Calderoli e dalle ultime leve (appena arruolate in Forza Italia) dei più impenitenti tra i reduci di Salò, il declino del nostro Paese sarebbe inarrestabile e non potremmo forse più risollevarci.
Quindi l?appuntamento del 9 aprile è diverso da tutti gli altri appuntamenti elettorali del passato: in quelli si trattava di decidere chi avrebbe governato senza sospettare che un cambio di governo avrebbe messo a repentaglio le istituzioni democratiche. Ora si tratta invece di salvare queste istituzioni.
In questo frangente i partiti di opposizione cercano, come è ovvio, di catturare il voto degli indecisi che nelle scorse elezioni avevano votato Polo e che si sono sentiti traditi. I partiti fanno il loro dovere, ma ritengo che rivolgendoci ai soci e ai simpatizzanti di Libertà e Giustizia occorra fare un altro ragionamento.
Uno dei rischi maggiori di queste elezioni non sono solo gli indecisi che hanno votato a destra la volta scorsa (i quali si sposteranno secondo dinamiche difficilmente controllabili, per fede o per pigrizia continueranno a votare come prima, o rinunceranno a votare). D?altra parte il loro numero, come mostrano i sondaggi, è oscillante. Io ritengo che il popolo di Libertà e Giustizia debba invece impegnarsi non per convincere gli indecisi di destra ma i delusi della sinistra.
Li conosciamo, sono molti e non è in questa sede che si possono discutere le ragioni del loro scontento. Ma è a costoro che occorre ricordare che, se si lasceranno trascinare da questo scontento, collaboreranno a lasciare l?Italia in mano di chi l?ha condotta alla rovina. Non c?è scontento, per quanto giustificabile, che possa stare a pari con il timore di una fatale involuzione della nostra democrazia, con l?indignazione che coglie ogni sincero democratico di fronte allo scempio che si è fatto delle leggi, della divisione dei poteri, del senso stesso dello Stato. E? questo che ciascuno di noi deve ripetere agli amici incerti e delusi. E? proprio da loro e dal loro impegno che dipenderà se l?Italia eviterà di essere ancora per cinque anni territorio di rapina da parte di difensori dei loro privati interessi..
Se pure questi amici ritengono di nutrire senso critico ed equanimità (perché è segno di senso critico ed equanimità ? direi di onestà intellettuale – saper criticare la propria parte, e neppure il sito di Libertà e Giustizia si è sottratto a questo dovere), in questo momento essi debbono sacrificare i loro sentimenti e unirsi a tutti noi nell?impegno comune.
E? in questa azione di convincimento che consiste il dovere e la funzione di quanti hanno partecipato in questi anni alla discussione che Libertà e Giustizia ha svolto e fatto svolgere. Ora la nave potrebbe affondare. Ciascuno deve prendere il proprio posto.

Umberto Eco

Hanno aderito all’appello i garanti di Libertà e Giustizia:
Gae Aulenti
Giovanni Bachelet
Enzo Biagi
Claudio Magris
Guido Rossi

Riferimenti: http://www.libertaegiustizia.it

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Il fantasma di Abu Ghraib-Fate circolare questa notizia

23 Febbraio 2006 2 commenti


Il prigioniero incappucciato, con le braccia aperte legate ai fili della corrente, una delle foto-simbolo delle violenze di Abu Ghraib, ha un nome e un volto. Si chiama Ali Shalal el Kaissi, ha 42 anni, ed è stato arrestato nell? ottobre 2003 a Bagdhad con l’accusa di far parte della guerriglia. Ali, studioso e insegnante di religione era un “Mokhtar”, un’autorità amministrativa e religiosa in uno dei distretti di Bagdhad. Dopo essere stato rilasciato aveva denunciato le torture subite alle autorità irachene, ma nessuno gli aveva creduto perchè le foto dell? orrore dovevano essere ancora pubblicate. Doveva venire nel nostro paese a raccontare la sua storia ma il consolato italiano gli ha negato il visto.

Sigfrido Ranucci, inviato di Rainews24, l’ha intervistato ad Amman, in Giordania dove Ali Shalal stava seguendo un corso per ?Non violent action for Iraqi?, organizzato da “Un Ponte Per” e altre Ong europee e dove ha fondato l? Associazione delle vittime delle prigioni americane. Ad Abu Ghraib Ali veniva chiamato in gergo sprezzante, Clawman, l’uomo uncino, per una tremenda ferita alla mano. “Prima di essere arrestato avevo subito un? operazione chirurgica alla mano. Ma quando sono entrato in prigione, gli americani hanno usato questa ferita come strumento di pressione. Mi dicevano: “Se collabori ti possiamo aiutare a far diventare la mano come prima con un intervento chirurgico”. Invece la mia mano e? stata schiacciata!
“Dopo 15 giorni di prigionia mi hanno tolto dalla cella, mi hanno messo una coperta con dei buchi, come se fosse un vestito tradizionale arabo. Mi hanno legato con del filo elettrico e messo su una scatola di cartone. Poi mi hanno detto che mi avrebbero elettrizzato se non avessi collaborato. Per tre giorni mi hanno colpito con scosse elettriche. La persona che mi torturava parlava la lingua araba molto bene. Si e?presentato con una musica in sottofondo, ?By the rivers of Babylon?, mi diceva che aveva gia? lavorato a Gaza e che aveva fatto parlare molte persone. Ogni volta che usavano gli elettrodi sentivo gli occhi che fuoriuscivano dalle orbite. Una scossa e?stata talmente forte che mi sono morso la lingua e ho cominciato a sanguinare. Sono quasi svenuto. Hanno chiamato un dottore, che ha aperto la mia bocca con gli stivali, ha visto che il sangue non veniva dallo stomaco ma dalla lingua e ha detto ?continuate pure”.

Tutte le carceri in Iraq sono sotto il controllo degli americani. Due compagnie private La Caci international e la Titan Corp avevano contratti con mercenari di diverse nazionalità. Tra le testimonianze raccolte da Ali Shalal el Kaissi c’è anche quella di un ex diplomatico iracheno, Haitham Abu Ghaith, secondo il quale a condurre gli interrogatori dei prigionieri c’ erano anche contractors italiani, ingaggiati da ditte americane, colpevoli, di aver commesso le stesse torture. Ma Ali Shalal el Kaissi non perdona ai nostri connazionali di aver trafugato soldi e reperti archeologici.

Ma Ali Shalal el Kaissi non perdona ai nostri connazionali di aver trafugato soldi e reperti archeologici. “Noi amiamo il popolo italiano, conosciamo la differenza tra la popolazione civile e chi compie questi gesti, ma questo non ci impedisce di denunciare cosa facevano gli italiani. Il messaggio che voglio dare al popolo italiano e? che in Iraq la situazione non e?assolutamente migliorata, nulla e? stato ricostruito”.

Fonte:http:\www.disinformazione.it

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Americà facce Tarzan!

23 Febbraio 2006 2 commenti


?Lavoro per tutti!?.
Lavoro!Lavoro! Lavoro precario, lavoro nero, lavoro di manovalanza estorto a bassissimo costo ad italiani ed extracomunitari, tanti ?Nando Moriconi? costretti a svendere a prezzi di saldi le loro menti e le loro braccia pur di garantirsi una entrata mensile con la quale non tanto mangiare ma cercare almeno di coprire gli spaventosi ratei di mutuo o gli improponibili canoni d?affitto. Questi sono i prodotti della famosa legge Biagi, famosa perché porta il nome di un tecnico dell?economia, al quale qualcuno martirizzandolo, probabilmente ha voluto negare la possibilità di rendere la sua creatura più equa e vivibile, famosa perché ha reso noi, ha reso la nostra economia, il nostro mondo del lavoro, instabili e precari.
Cosa dire di tale sfacelo, che gia illustri esperti di statistica, giornalisti ed opinionisti del settore non abbiano già esposto gridando a gran voce contro questo governo che sfacciatamente insiste nel volerci convincere che così hanno eliminato la disoccupazione.

Bene! Se è così allora non ci rimane altro allora che essere ottimisti una volta tanto e gridare in coro spensierati al nostro caro collega Moriconi:? Americà facce Tarzan!?.

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TFR:Chi avrà in mano i nostri soldi?

25 Novembre 2005 2 commenti


Tfr: cosa prevede la riforma

Dal primo gennaio 2008, due anni dopo la data prevista, decollerà la riforma del Tfr. Obiettivo è il decollo della previdenza complementare, che garantirà maggiori

prestazioni ai futuri pensionandi. Ecco i contenuti del provvedimento:

SILENZIO-ASSENSO: dal 2008 scatteranno i 6 mesi per il silenzio-assenso. I lavoratori avranno tempo cioè fino al 30 giugno 2008 per decidere se far confluire il proprio

Tfr nei fondi pensione o lasciarlo presso il proprio datore di lavoro come previsto ora. Il mancato pronunciamento verrà interpretato come un consenso e la liquidazione maturanda sarà versata nella forma prevista dai contratti collettivi, a meno di un diverso accordo aziendale.

CONTRIBUTO DATORE LAVORO: un contributo del datore di lavoro, in misura dell?1%, è previsto in aggiunta al Tfr. Ma il lavoratore perde diritto al contributo se sceglie di passare ad un?altra forma di previdenza, ad esempio le polizze delle assicurazioni.

ANTICIPAZIONI: si può chiedere fino al 75% di anticipazioni sul Tfr in qualsiasi momento per spese sanitarie, oppure dopo 8 anni per l?acquisto della prima casa per sé o per i figli.

DUE ANNI PER CAMBIARE IDEA: dopo due anni dall?iscrizione al Fondo, il lavoratore ha diritto alla portabilità dell?intera posizione individuale e può cambiare quindi fondo.

IMPOSTE SU PRESTAZIONI: sulla parte imponibile delle prestazioni pensionistiche erogate dai fondi integrativi, l?imposta è del 15% con una riduzione di 0,30% per ogni anno di partecipazione al fondo oltre il quindicesimo anno (con un limite di sei punti di riduzione).

ACCESSO AL CREDITO: le imprese, soprattutto le medio piccole, sarebbero penalizzate dallo smobilizzo del Tfr. E? previsto quindi un meccanismo di accesso al credito delle

banche per l?importo di Tfr versato ai fondi (tasso: Euribor a 6 mesi più il 2%). Ma dovranno rispondere ad alcuni requisiti. Il primo riguarda la contabilità ordinaria e cioé il

patrimonio netto non dovrà essere inferiore al 5% del passivo e gli ultimi due bilanci approvati non dovranno prevedere oneri finanziari superiori al 5%. Il secondo requisito è relativo invece alla contabilità semplificata: le imprese dovranno garantire di aver raggiunto un utile o pareggio di bilancio negli ultimi due esercizi prima della richiesta del credito.

MORATORIA PER IMPRESE: per le imprese che non possono ricorrere agli strumenti di accesso al credito, ci potrebbe essere una moratoria di un anno, e cioé dal primo gennaio 2009.

FONDI:i fondi previsti e che ammontano a 700 milioni di euro per il 2006 e il 2007 resteranno comunque nel?sociale? dopo lo slittamento della riforma. Ad esempio, ha ipotizzato il ministro Maroni, si potrebbero soddisfare alcune delle richieste avanzate dall?Anmil (l?Associazione invalidi e mutilati sul lavoro) che ?pur condivisibili, finora non avevano copertura?.

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Operazione "Parlamento pulito"

23 Novembre 2005 Commenti chiusi


Tratto da :www.beppegrillo.it

“Cari amici e amiche del blog,

finalmente usciamo con la pagina internazionale sull’International Herald Tribune per l?iniziativa Parlamento Pulito.
Nessuna testata internazionale da me contattata ha voluto pubblicare l?elenco dei nomi e in qualche caso non ne hanno neppure voluto parlare.

L?International Herald Tribune ha accettato di pubblicare la pagina senza i nomi dei 23 parlamentari italiani condannati in via definitiva, ma con il link alla pagina del blog che li contiene con la descrizione dei loro reati.

La verità ormai non passa più attraverso i media convenzionali, ma attraverso la Rete e questo nostro blog ne è un esempio.

Oggi questa pagina sarà letta in tutto il mondo grazie a voi.

Coraggio. Beppe Grillo.”

Riferimenti: Manifestino in formato PDF

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Io sono stato a Falluja

9 Novembre 2005 2 commenti



di Gennaro Carotenuto

Io sono stato a Falluja

Javier Couso, fratello di José, il cameraman di Tele5 assassinato a Baghdad dagli statunitensi, ha visitato Falluja. Ha raccolto eccezionali testimonianze sull?uso di armi chimiche e sulla sistematica violazione di diritti umani nella città martire dove 50.000 civili avrebbero trovato la morte sotto le bombe e i rastrellamenti
statunitensi

di Gennaro Carotenuto
Javier è nato a El Ferrol, in Galizia, la brutta città portuale dove è nato Francisco Franco, da una famiglia di tradizioni militari. È una frequentazione che lo aiuta nella straordinaria precisione con la quale descrive armamenti e fatti bellici. E la guerra, quella d?Iraq, ha cambiato la vita di Javier stroncando quella di suo fratello José,
assassinato deliberatamente il giorno prima della presa di Baghdad mentre lavorava all?interno dell?Hotel Palestina. Sui fatti del Palestina dove trovarono la morte José Couso e Taras Protsyuk, Javier è in grado di esibire documentazioni inoppugnabili che testimoniano come un plotone dell?esercito statunitense quella mattina ebbe l?ordine ?di andare a giornalisti?, colpendo prima Al Jazeera, quindi Al Arabija e quindi l?Hotel Palestina.
Il documentario di RaiNews24 conferma visivamente quello che Javier racconta da mesi a chi lo vuole ascoltare. È tra i pochissimi occidentali ad avere visitato la Guernica irachena e considera pienamente credibile il numero di 50.000 civili morti in una città che prima della guerra contava 350.000 abitanti.
?Non è stato facile entrare ? la sua visita risale allo scorso aprile – ma eravamo talmente determinati che ci siamo riusciti. Portavamo materiale sanitario. Ancora oggi si combatte in città e anche in nostra presenza cadde un marine. Tutte le case, tutte le moschee sono distrutte?, racconta. Durante tutte le guerre il rispetto dei luoghi di
culto è stato garantito ed ogni volta che è stato violato, la violazione è stata considerata un sintomo di barbarie. ?In Iraq invece fin dall?inizio le moschee sono state considerate bersagli legittimi e secondo me è stata una scelta precisa, un modo deliberato di provocare la guerra civile nel paese?.
È difficile pensare ad un gruppo di sette spagnoli attraversare l?Iraq. ?Ma gli iracheni, nonostante tutto sanno distinguere tra gli occidentali. Il nostro gruppo è stato accolto con baci ed abbracci e ringraziandoci per il ritiro delle truppe spagnole?. Nel quartiere di
Adamilla di Baghdad, considerato ?100% resistente?, ?in un primo momento ci furono gesti minacciosi, ma sapevano perfettamente chi era mio fratello e quindi anche lì siamo stati accolti bene?. Non è l?esperienza di altri occidentali, incluso sequestrati come Giuliana Sgrena del Manifesto: ?e chi lo sa chi ha sequestrato Giuliana e a
quali interessi rispondevano?? risponde Javier.
?Abbiamo prove di famiglie intere assassinate, che le donne sono state tutte stuprate in maniera sistematica dalle truppe statunitensi, di bambini crivellati di colpi nelle loro culle, di persone assassinate mentre esibivano stracci bianchi in segno di resa, di cani mangiando i cadaveri che gli invasori per giorni e giorni hanno impedito di seppellire?. I fatti narrati dalla testimonianza diretta di Javier sono comparabili ai racconti sull?occupazione nazista in Europa Orientale. Dappertutto Javier Couso ha raccolto testimonianze sull?evidenza dell?uso di armi chimiche, napalm, fosforo e sulle strane malattie che stanno dilagando nella città: ?Il quartiere di Jolan è distrutto al 95%. Ma non è distrutto in maniera normale. La pietra si è sbriciolata, trasformandosi non in macerie ma in sabbia. Non so che tipo di esplosivo di enorme potenza possa essere stato usato. Tutti parlano di armi chimiche, di persone praticamente consumate e soprattutto delle malattie che colpiscono i sopravvissuti?.
Il supplizio per Javier non è finito, le umiliazioni dei sopravvissuti sono costanti: ?Una scuola elementare è rimasta intatta e quindi occupata. Ho visto i bambini fare lezione proprio di fronte, sotto un telo di plastica e bruciati dal sole?. Tutti i servizi sanitari sono stati colpiti e oggi sono di fatto inesistenti: ?L?esperienza più terribile che ho vissuto direttamente è stata vedere morire davanti ai miei occhi un ragazzo di 22 anni per una crisi respiratoria leggera. Abbiamo condiviso la disperazione dei medici. Se solo avessero avuto un po? di ossigeno si sarebbe salvato?.
L?invasione, secondo Couso è cominciata proprio dall?ospedale: ?I racconti dicono che sono entrati picchiando e rubando sistematicamente, i gringos hanno rubato tutto quello che hanno potuto. Hanno riunito medici e infermieri, li hanno ammanettati e lasciati inginocchiati con la testa per terra tutta la notte?. Qui la testimonianza di Javier
Couso si fa se possibile più cruda: ?Per almeno otto giorni, mentre la città veniva coventrizzata, in nessun ospedale, in nessun ambulatorio, in nessun centro medico è stato permesso che affluisse un solo ferito. Questo testimonia che tutti i feriti hanno ricevuto il colpo di grazia o sono stati lasciati morire dissanguati?. Le immagini che hanno fatto il giro del mondo e che sono state rapidamente silenziate, confermano
la testimonianza di Couso. ?È che loro ?gli statunitensi- non lo negano. Semplicemente rivendicano di avere fatto un uso adeguato della forza, secondo le loro regole di combattimento. Suppongo che siano le stesse regole di combattimento dei nazisti?.

Fonte http://www.articolo21.info/

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Pasolini:"Io so".

2 Novembre 2005 3 commenti


Come meglio ricordarlo se non con il suo celebre atto d’accusa che oggi diventa quantomai attuale.

Corriere della Sera, 14 novembre 1974
Cos’è questo golpe? Io so

di Pier Paolo Pasolini

Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato “golpe” (e che in realtà è una serie di “golpe” istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del “vertice” che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di “golpe”, sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli “ignoti” autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l’aiuto della Cia (e in second’ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il ’68, e in seguito, sempre con l’aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del “referendum”.
Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l’altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l’organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.
Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero.
Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell’istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio “progetto di romanzo”, sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il ’68 non è poi così difficile.
Tale verità – lo si sente con assoluta precisione – sta dietro una grande quantità di interventi anche giornalistici e politici: cioè non di immaginazione o di finzione come è per sua natura il mio. Ultimo esempio: è chiaro che la verità urgeva, con tutti i suoi nomi, dietro all’editoriale del “Corriere della Sera”, del 1° novembre 1974.
Probabilmente i giornalisti e i politici hanno anche delle prove o, almeno, degli indizi.
Ora il problema è questo: i giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli indizi, non fanno i nomi.
A chi dunque compete fare questi nomi? Evidentemente a chi non solo ha il necessario coraggio, ma, insieme, non è compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha, per definizione, niente da perdere: cioè un intellettuale.
Un intellettuale dunque potrebbe benissimo fare pubblicamente quei nomi: ma egli non ha né prove né indizi.
Il potere e il mondo che, pur non essendo del potere, tiene rapporti pratici col potere, ha escluso gli intellettuali liberi – proprio per il modo in cui è fatto – dalla possibilità di avere prove ed indizi.
Mi si potrebbe obiettare che io, per esempio, come intellettuale, e inventore di storie, potrei entrare in quel mondo esplicitamente politico (del potere o intorno al potere), compromettermi con esso, e quindi partecipare del diritto ad avere, con una certa alta probabilità, prove ed indizi.
Ma a tale obiezione io risponderei che ciò non è possibile, perché è proprio la ripugnanza ad entrare in un simile mondo politico che si identifica col mio potenziale coraggio intellettuale a dire la verità: cioè a fare i nomi.
Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.
All’intellettuale – profondamente e visceralmente disprezzato da tutta la borghesia italiana – si deferisce un mandato falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello di dibattere i problemi morali e ideologici.
Se egli vien messo a questo mandato viene considerato traditore del suo ruolo: si grida subito (come se non si aspettasse altro che questo) al “tradimento dei chierici” è un alibi e una gratificazione per i politici e per i servi del potere.
Ma non esiste solo il potere: esiste anche un’opposizione al potere. In Italia questa opposizione è così vasta e forte da essere un potere essa stessa: mi riferisco naturalmente al Partito comunista italiano.
È certo che in questo momento la presenza di un grande partito all’opposizione come è il Partito comunista italiano è la salvezza dell’Italia e delle sue povere istituzioni democratiche.
Il Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico. In questi ultimi anni tra il Partito comunista italiano, inteso in senso autenticamente unitario – in un compatto “insieme” di dirigenti, base e votanti – e il resto dell’Italia, si è aperto un baratto: per cui il Partito comunista italiano è divenuto appunto un “Paese separato”, un’isola. Ed è proprio per questo che esso può oggi avere rapporti stretti come non mai col potere effettivo, corrotto, inetto, degradato: ma si tratta di rapporti diplomatici, quasi da nazione a nazione. In realtà le due morali sono incommensurabili, intese nella loro concretezza, nella loro totalità. È possibile, proprio su queste basi, prospettare quel “compromesso”, realistico, che forse salverebbe l’Italia dal completo sfacelo: “compromesso” che sarebbe però in realtà una “alleanza” tra due Stati confinanti, o tra due Stati incastrati uno nell’altro.
Ma proprio tutto ciò che di positivo ho detto sul Partito comunista italiano ne costituisce anche il momento relativamente negativo.
La divisione del Paese in due Paesi, uno affondato fino al collo nella degradazione e nella degenerazione, l’altro intatto e non compromesso, non può essere una ragione di pace e di costruttività.
Inoltre, concepita così come io l’ho qui delineata, credo oggettivamente, cioè come un Paese nel Paese, l’opposizione si identifica con un altro potere: che tuttavia è sempre potere.
Di conseguenza gli uomini politici di tale opposizione non possono non comportarsi anch’essi come uomini di potere.
Nel caso specifico, che in questo momento così drammaticamente ci riguarda, anch’essi hanno deferito all’intellettuale un mandato stabilito da loro. E, se l’intellettuale viene meno a questo mandato – puramente morale e ideologico – ecco che è, con somma soddisfazione di tutti, un traditore.
Ora, perché neanche gli uomini politici dell’opposizione, se hanno – come probabilmente hanno – prove o almeno indizi, non fanno i nomi dei responsabili reali, cioè politici, dei comici golpe e delle spaventose stragi di questi anni? È semplice: essi non li fanno nella misura in cui distinguono – a differenza di quanto farebbe un intellettuale – verità politica da pratica politica. E quindi, naturalmente, neanch’essi mettono al corrente di prove e indizi l’intellettuale non funzionario: non se lo sognano nemmeno, com’è del resto normale, data l’oggettiva situazione di fatto.
L’intellettuale deve continuare ad attenersi a quello che gli viene imposto come suo dovere, a iterare il proprio modo codificato di intervento.
Lo so bene che non è il caso – in questo particolare momento della storia italiana – di fare pubblicamente una mozione di sfiducia contro l’intera classe politica. Non è diplomatico, non è opportuno. Ma queste categorie della politica, non della verità politica: quella che – quando può e come può – l’impotente intellettuale è tenuto a servire.
Ebbene, proprio perché io non posso fare i nomi dei responsabili dei tentativi di colpo di Stato e delle stragi (e non al posto di questo) io non posso pronunciare la mia debole e ideale accusa contro l’intera classe politica italiana.
E io faccio in quanto io credo alla politica, credo nei principi “formali” della democrazia, credo nel Parlamento e credo nei partiti. E naturalmente attraverso la mia particolare ottica che è quella di un comunista.
Sono pronto a ritirare la mia mozione di sfiducia (anzi non aspetto altro che questo) solo quando un uomo politico – non per opportunità, cioè non perché sia venuto il momento, ma piuttosto per creare la possibilità di tale momento – deciderà di fare i nomi dei responsabili dei colpi di Stato e delle stragi, che evidentemente egli sa, come me, non può non avere prove, o almeno indizi.
Probabilmente – se il potere americano lo consentirà – magari decidendo “diplomaticamente” di concedere a un’altra democrazia ciò che la democrazia americana si è concessa a proposito di Nixon – questi nomi prima o poi saranno detti. Ma a dirli saranno uomini che hanno condiviso con essi il potere: come minori responsabili contro maggiori responsabili (e non è detto, come nel caso americano, che siano migliori). Questo sarebbe in definitiva il vero Colpo di Stato.

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Ipnosi di massa

1 Novembre 2005 Commenti chiusi


Che i nostri cervelli subiscano continuamente dei veri e propri attacchi dall?esterno è, ormai, un fatto noto di cui siamo consapevoli.
Quello che ci coglie impreparati è, invece, la scoperta di essere diventati oggetto di una vera e propria Ipnosi di Massa senza averne mai percepito la presenza.
Eppure: parole, colori, suoni e tecniche – di cui non siamo mai stati consapevoli- vengono usati dai Media e dalla Pubblicità con lo scopo di ipnotizzarci.
D?altra parte è risaputo che la gente crede a qualsiasi cosa le venga ripetuta abbastanza spesso per cui è semplice, per gli ?ipnotizzatori?, architettare qualsiasi cosa serva loro per raggiungere gli scopi prefissati.
Questo bombardamento continuo del nostro subconscio attraverso una versione unica delle informazioni condiziona pesantemente il modo in cui il conscio e il subconscio vedono se stessi e il mondo.
Di conseguenza, Noi permettiamo alla totalità dei Media di programmare i nostri modelli di pensiero e di creare la nostra realtà.

In poche parole: siamo diventati spettatori del Mondo invece che partecipanti senza che ce ne fossimo mai resi conto!
Questo avviene dal momento che gli ?ipnotizzatori? decidono le sorti dell?Umanità mentre noi stiamo seduti sugli spalti a guardarli giocare la partita.
Non ci siamo neppure dovuti stendere sopra un divano per ascoltare le loro parole sussurrate nell?orecchio!
A noi basta stare seduti sulla seggiola ad ascoltare chi legge il telegiornale?..gli attori, le voci di sottofondo della pubblicità e i vari presentatori; il gioco è fatto!
I messaggi pian piano si insinuano nelle nostri menti fino a portarci a pensare come vogliono ?farci pensare? coloro che possiedono: i Media, le Banche, le Case farmaceutiche, le Compagnie di armamenti, le Compagnie petrolifere, i politici ed altri ancora?.

di Laura Scafati

Fonte:disinformazione.it
Riferimenti: Ipnosi di massa e il "Mind control" testo completo

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Libertà d’espressione?Il gioco del "Padrun"!

28 Ottobre 2005 1 commento


Va bene la libertà d?espressione, però attenzione a non inflazionarla.

Dall?avvento di ?rock politik? in poi è stato un ?vomito? di battute su Berlusconi , alcune sagaci altre delle vere e proprie cagate degne di ?Striscia la notizia?, ?Le iene? ecc. tanto da fare venire meno la voglia di apprezzare la vera satira. Tra l?altro gli autori di queste trasmissioni pseudo satiriche, mi sembra che siano proprio iscritti nel grande libro paga del ?Padrun?!Se tanto mi da tanto.

Quindi, occhio a non fare proprio il gioco del ?Padrun?, partecipando a questa noiosa, inutile ed artefatta corsa al massacro mediatico che denota più l?indisponenza dello sberleffo piuttosto che l?intelligenza della satira e che alla ?vittima? Berlusconi ,potrebbe tornare utile durante la campagna elettorale.

Tutto ciò, ammesso e non concesso che sia ancora lui il prossimo candidato premier del centro destra, e se non fosse più lui il bersaglio da colpire?

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